sabato 25 febbraio 2012

Pentar


Pentar
di Luca Tarenzi
Alacran Edizioni, 2005
Collana "Le storie"
Pagine 300


Questo romanzo è, a mio parere, una piccola perla nel panorama del fantasy italiano: per ragioni formali e sostanziali.
Finalmente una storia autoconclusiva e non una trilogia dove eventi e personaggi vengono annacquati in nome del dio denaro; finalmente una storia originale, un'ambientazione inconsueta, in spregio alle solite cerche in mondi medievaleggianti, pieni di selve boscose e creature fatate
Eppure il protagonista di questa vicenda, Pentar, è un dio; anzi il mondo costruito da LUCA TARENZI è pieno di divinità. Queste creature sono per la maggior parte scostanti e capricciose, si interessano raramente degli uomini, scorrazzando in un ambiente metropolitano, molto simile al nostro presente.
La storia prende l'avvio con il misterioso duplice suicidio dello studente universitario Saverio Zani e del suo compagno di camera. Nulla lasciava presagire un simile comportamento da parte dei due ragazzi, e questa misteriosa tragedia non mancherà di generare sospetti. Il dio Pentar, amico di Saverio, si sente, infatti, in dovere di indagare. Al suo fianco ci sarà un caro amico dello studente ucciso, Christian Impero, che diverrà nel prosieguo della narrazione una sorta di sostituto di Saverio, a cui Pentar rivolgerà affetto e protezione. Questa vicenda si interseca con la misteriosa ricerca di alcuni fisici e con l'attività di un esorcista, il dottor Tuskamara, e del suo assistente Riccardo.
L'indagine condotta da Pentar sarà per lui anche un percorso formativo: egli imparerà non solo a conoscere sé stesso, ma sperimenterà gioie e dolori della condizione umana, come forse nessuno dei suoi simili aveva mai fatto. Scoprirà che l'uomo che gli dèi avevano conosciuto, e che lo stesso Pentar ricordava, era cambiato: non più una creatura debole e ignorante che si rivolgeva timorosa agli dei, ma un essere che aveva anzi raggiunto vette di conoscenza tali da minacciare addirittura l'esistenza degli esseri eterni, coloro che si erano sempre considerati da lui inattaccabili. Il dilemma che pervade l'intero romanzo è rappresentato da una sorta di biforcazione: l'uomo può diventare simile agli dèi? o sarà l'artefice della sua e della loro distruzione?
Esiste una profonda contraddizione nel mondo creato da Tarenzi: gli esseri umani, forti delle tecnologiche conquiste della scienza, hanno smesso di credere alla religione, sono atei, eppure gli dèi, invisibili ai più, continuano a giocare con loro, a prendere possesso dei loro corpi. È un mondo molto simile al nostro, dove una statua di Padre Pio piangente sarebbe considerata lo scherzo di cattivo gusto di un immortale. L'autore gioca in maniera molto abile sull'indeterminatezza di questa ambientazione metropolitana: se Pentar si chiamasse Visnu e la città che fa da sfondo alla vicenda Roma, nulla cambierebbe, nulla sarebbe diverso nella meccanica della storia.
Ma chi è il cattivo, vi chiederete? Nei romanzi fantasy non può mancare il buio, il nero assoluto, la negatività. Chi è, insomma, il Sauron della situazione? L'autore, a questo proposito, è molto bravo a mischiare le carte: solo alla fine il lettore riuscirà a identificare i malvagi e le motivazioni che li spingono ad agire. E non saranno motivazioni banali. L'autore comprende, infatti, che nessun cattivo agisce d'istinto: nella realtà, bene e male hanno una ragion d'essere, come dovrebbe accadere anche in un romanzo.
Tarenzi ha molti meriti: per quanto, a ragione, la sua vicenda debba definirsi un fantasy, egli si sforza in tutti i modi di giustificare dal punto di vista scientifico i poteri soprannaturali delle divinità che descrive. Pentar è un romanzo che potremmo definire per adulti, un altro merito dell'autore, in un contesto editoriale che pare premiare soltanto opere per ragazzini, con protagonisti eroici e animali buffi. ... continua su Terre di Confine

mercoledì 22 febbraio 2012

33 giri

33 giri è un cortometraggio scritto e diretto dal giovane regista Riccardo Di Gerlando, che affronta con grande coraggio il tema dell'handicap. La disabilità è ritratta senza scadere in buonismi rassicuranti, o in melensaggini come spesso accade nelle peggiori fiction nazional-popolari.
L'autore sceglie di rappresentare lo sguardo del 'diverso', la sua capacità di trovare soluzioni alternative ai dolori che la vita gli riserva. Il disabile è prima di tutto una persona diversamente abile, viene quindi mostrata per quanto riesce a fare. Il protagonista è un giovane down che vive con l'anziano padre in un paesino ligure. È abbastanza autonomo nelle piccole incombenze della vita quotidiana, forse perché è rimasto orfano di madre. Un giorno, ascoltando un vecchio disco, ricorda proprio la madre, e, nel momento in cui nota una giovane donna fare footing nei pressi del cimitero, mette in atto un piano per soddisfare il suo rimpianto...
Pochi autori hanno avuto il coraggio di mostrare i 'diversi' come persone adulte, capaci di sentimenti profondi, dotate di una particolare sensibilità. Ci riuscì a suo tempo Tod Browning, con i suoi Freaks, ma la pellicola subì la censura più spietata. Il pubblico era impreparato a vedere autentici 'diversi' sulla scena, a identificarsi con loro. Ancora oggi è più facile accettare handicappati pronti a cedere il ruolo di protagonista a personaggi prestanti: un'occhiata ai poster realizzati per Willow dice molto, con il protagonista nano messo in secondo piano dagli aitanti comprimari. Nel caso di un down, i meccanismi di identificazione sono ancora più difficili, perché lo spettatore sa che la sua condizione implica un ritardo mentale più o meno marcato.
Senza voler disquisire sulle reali capacità di un down, spesso sottovalutate, il regista lo mostra autosufficiente e capace di astrazioni notevoli, e ricorre al linguaggio poetico per narrare gli eventi. Il dialogo è assente, sostituito da gesti e sguardi intensi. A una visione distratta, l'assenza di battute può avvicinare 33 giri a tanti cortometraggi realizzati da volenterosi appassionati. Ma le differenze qualitative ci sono, il video è stato girato in alta definizione, è stato prodotto da Sanremo Cinema e dalla giovane società ligure MDG, e ha alle spalle la preziosa collaborazione del Comune di Costarainera. La sceneggiatura sfrutta un'idea forse un po' macabra, ma originale e poetica. Gli interpreti sono professionisti, attori con alle spalle produzioni televisive: Marco Pingiotti, ragazzo down dell'ANFFAS ONLUS Sanremo, l'attore romano Massimo Botti comparso in numerose fiction RAI, l'attrice brasiliana Lindy Lima, Nicoletta Napolitano del Teatro dell'Albero di San Lorenzo e Alessandro Rossi.
La suggestiva musica, un uso esperto dei movimenti della macchina da presa e una bella fotografia che valorizza la Liguria completano l'opera, in concorso per il prestigioso David di Donatello. Sospeso tra i toni macabri e il lirismo, 33 giri gode di una buona realizzazione, tuttavia non è un horror in senso stretto, né un fantasy.


lunedì 23 gennaio 2012

Terre di confine cerca collaboratori


Come ben sapete, Terre di Confine è un progetto in continua evoluzione, dinamico e attivo su più fronti per garantire qualità di contenuti in materia di fantasy, fantascienza e animazione. 
Un progetto che, dal 2005, vive grazie al contributo volontario dei partecipanti alla vita dell'omonima associazione culturale ma per la cui sopravvivenza abbisogna di nuove forze. 
Cogliamo perciò l'occasione per ricordarvi che è sempre possibile aderire e fornire supporto con donazioni oppure collaborando con la redazione e il personale di Terre di Confine. 

In particolare siamo alla ricerca di volontari che ci supportino in questi tre compiti: 
- Inserimento news 
- Revisione e correzione articoli 
- Programmazione PHP per la realizzazione di una nuova piattaforma web di pubblicazione contenuti. 

Se qualcuno di voi fosse interessato a partecipare o ad avere ulteriori informazioni, non esiti a contattare noi dello staff tramite i nostri canali (NetLog, FaceBook, twitter...), lasciando un commento in merito a questo post o mediante le form presenti sul nostro sito.

Ringraziamo anticipatamente quanti vorranno aderire o supportare il nostro progetto.

Lo Staff di Terre di Confine


domenica 22 gennaio 2012

Scontro finale


Scontro finale
di Terry Goodkind
Fanucci, 2008
Collana "Il libro d'oro"
Pagine 720

Con Scontro Finale, libro intenso e avventuroso nello stile del miglior TERRY GOODKIND, giunge alla sua fine risolutiva la lunga e fortunatissima saga de "La Spada della Verità", recentemente trasposta sul piccolo schermo da SAM RAIMI. È una storia avvincente, ricca di invenzioni originali, dove le pagine scorrono rapide e le immagini si fissano con forza nella mente del lettore.

Con il primo romanzo dell'ultima trilogia (La Catena di Fuoco, 2005), Goodkind aveva trasformato molti dei suoi personaggi, riuscendo nella davvero difficile impresa di mantenerne intatta l'indole modificando al contempo quei pur fondamentali tratti della personalità che, rimossa l'intera esistenza di colei che maggiormente li aveva influenzati, dovevano necessariamente presentarsi "diversi".
Ne La Catena di Fuoco, infatti, Kahlan è stata cancellata dai ricordi di tutti, come non fosse mai esistita; è divenuta davvero una sorta di Fantasma (da cui il titolo del secondo libro della trilogia). Di conseguenza, i principali alleati di Richard Rahl, sui quali Kahlan molto aveva influito con la sua tenacia e il suo profondo amore per la vita, mutano sensibilmente: Ann, la ex Priora delle Sorelle della Luce, ridiventa una fredda mente calcolatrice che brama controllare - pur nel perseguimento di un nobile fine - la vita e le scelte di tutti, mentre Zedd perde purtroppo gran parte dei tratti più squisitamente umani.
Al protagonista Richard vengono così meno le risorse sulle quali aveva sempre potuto contare. Mentre, intorno, la Magia muore.
In Scontro Finale si narra ancora il tentativo ostinato - che pare senza speranza - di Richard di recuperare l'amore della sua vita e al contempo difendere dalla forza inarrestabile e sconfinata dell'Ordine Imperiale le migliaia di persone di cui si sente responsabile.
È un'impresa che dev'essere tentata su più piani contemporaneamente: Richard deve impedire che l'Ordine conquisti il Palazzo del Popolo; deve evitare che Jagang s'impossessi - attraverso la decifrazione dei Libri delle Ombre Importanti - del potere dell'Orden, unico capace di rompere l'incantesimo della Catena di Fuoco; deve salvare Kahlan dalla prigionia; deve riacquistare il suo Dono e imparare a utilizzarlo al massimo delle potenzialità. E soprattutto deve riuscire a sconfiggere qualcosa di più potente di qualsiasi magia o esercito: l'ideologia distorta e ammorbante che giustifica anche il più turpe gesto dell'Ordine Imperiale.
Richard e Nicci (colei che ha lasciato le fila dell'Ordine ed è rinata a nuova vita proprio grazie al cercatore della Verità, del quale è ora la più potente e fedele alleata) sono infatti ben consapevoli che uccidere il Tiranno dei Sogni non basterebbe a fermare l'esercito oscuro che si è accampato fuori dalle apparentemente inespugnabili mura del Palazzo del Popolo. Bramoso di uccidere, devastare, stuprare, ogni uomo del Vecchio Mondo non si fermerebbe nemmeno davanti alla morte del proprio condottiero: troverebbe ugualmente fermo sostegno e inarrestabile guida in quell'ideologia aberrante che, inaridendo o annientando intere civiltà, è stata in grado di soggiogare milioni di uomini. ...continua su Terre di Confine

domenica 8 gennaio 2012

Thermae Romae


La vicenda narrata nel manga Thermæ Romæ (Terumae Romae, 2008) ci catapulta nella Roma del 128 d.C. sotto il governo del saggio imperatore Adriano. Lo sconsolato ingegnere Lucio Modesto fatica a trovare un'idea originale per la costruzione di nuovi impianti termali. Un giorno, mentre si immerge meditabondo in una piscina delle terme per rinfrancarsi, si ritrova trasportato, non si sa come, in un moderno bagno pubblico giapponese.
Lucio non si rende neppure conto di aver viaggiato nel tempo e, vedendo un'immagine del monte Fuji, lo scambia per il Vesuvio. L'impatto con la misteriosa cultura del "popolo dalla faccia piatta" spiazza l'orgoglio romano del povero viaggiatore, ma il fascino delle loro invenzioni è irresistibile. Sbalzato nuovamente nel suo tempo l'acuto ingegnere troverà il modo di adattare alla vita di Roma le conoscenze apprese, tornando così un progettista sulla cresta dell'onda.
Gli inspiegabili viaggi temporali si susseguono e con essi le notevoli invenzioni di Lucio che lo faranno assurgere a uomo di fiducia dello stesso imperatore. Ma, se la carriera gli arride, la vita privata piange, e il povero Lucio, troppo preso dal lavoro, rischia di vedersi abbandonare dall'affezionata moglie Livia...

COMMENTO
Mettere due culture a confronto spesso è un felice primo passo per scrivere una storia. E cosa accomuna la civiltà nipponica e quella latina, oltre a un territorio vulcanico? Forse il modo molto simile di sfruttarlo. Sia gli antichi Romani che i moderni Giapponesi hanno sempre fatto della cultura termale un punto focale della loro quotidianità; ed è proprio raccontando questa semplice quotidianità che Mari Yamazaki si è aggiudicata nel 2010 il Manga Taisho Award, il Premio Culturale Osamu Tezuka e la poltrona di ospite all'ultimo Lucca Comics & Games 2011. Tuttavia, l'idea vincente di questa autrice non è nata sfogliando i libri di storia ma dalla nostalgia: viaggiando a lungo in altri Paesi, ha spesso sentito la mancanza dei bagni pubblici nipponici e, come spesso accade, i pensieri più semplici sono quelli che poi offrono gli spunti migliori.
Attraverso le avventure del romano Lucio, il lettore prende familiarità con alcune simpatiche consuetudini delle terme giapponesi, come gli onsen tamago, le uova cotte nell'acqua termale, e l'ondol, il pavimento riscaldato per curare i dolori articolari. Lasciata da parte ogni reticenza, l'autrice illustra senza inutili pudori i particolari di gabinetti sia antichi che moderni, permettendoci di imparare qualcosa anche della nostra storia. Pochi sanno, per esempio, che gli antichi Romani, quando si recavano alle latrine, usavano conversare tra loro mentre espletavano i propri bisogni, e, per quanto amanti dell'igene, si accontentavano di pulirsi con la stessa spugna comune. Ma non sono solo le piccole curiosità a rendere speciale questa storia: attraverso i suoi personaggi si percepisce un calore umano, un senso comunitario di accoglienza e ospitalità. Nelle terme giapponesi c'è spazio per tutti, perfino per i macachi dalla faccia rossa. L'autrice sembra voler ricordare a tutti che, per quanto l'esistenza sia sempre più difficile e frenetica, è importante ogni tanto regalarsi una pausa e godere dei piaceri della vita ...continua su Terre di Confine

venerdì 6 gennaio 2012

Unfacebook


Unfacebook è l'ultima fatica di Stefano Simone, già regista di un'interessante pellicola dedicata alla fede in Padre Pio, dal titolo Una vita nel mistero. Il giovane autore si cimenta stavolta con un thriller soprannaturale, ispirato al racconto Il prete di Gordiano Lupi.
Ne è protagonista un sacerdote che si confronta con la difficile realtà della costa pugliese: tossicodipendenze, criminalità, pedofilia, ma anche banali storie di truffe, di tradimenti familiari, di esistenze allo sbando. Stanco di perdonare i peccatori recidivi, il prete non esita a trasformarsi in un vero e proprio giustiziere, convinto in tal modo di realizzare il volere divino.
Per dispensare le sue 'punizioni', sfrutta i mezzi offerti dalla tecnologia: studia l'ipnosi e con essa plagia i parrocchiani, avvicinando le pecorelle smarrite durante le confessioni e poi, grazie a telefonate e messaggi sui cellulari, spingendone alcune al suicidio; si avventura nel web, facendosi conoscere sulla popolare chat 'Unfacebook' con il nickname 'Cavaliere Templare', e lì raduna giovani seguaci, li condiziona, finge di appagare il loro bisogno di protagonismo... fino a trasformarli in un esercito di fanatici pronti a eliminare i malfattori.
I delitti e i numerosi casi di suicidio vengono però notati dal Questore, che incarica un Commissario di svolgere indagini...

Commento
Unfacebook è una pellicola che molto deve all'esperienza dell'horror indipendente degli anni Settanta, quello di John Carpenter e George Andrew Romero, basato su una grande creatività e su mezzi contenuti, animato da un forte impegno civile e sorretto da sceneggiature solide.
Sostenuto dal Comune di Manfredonia, Stefano Simone attualizza il linguaggio del cinema di genere e fonde intrattenimento e riflessione. Sfrutta una trama poliziesca ricca di scene forti e sequenze degne di un videoclip per esporre una disincantata critica sui malesseri della società. Il tema principale di Unfacebook è l'analisi dei rapporti umani trasformati e distorti dalla diffusione di Internet. Per molte persone la realtà virtuale rappresenta un modo per compensare le frustrazioni dispensate dalla normale quotidianità. Delusi da rapporti superficiali, da sconfitte e rinunce, in molti si rifugiano nel 'paradiso' dei social network, regni dove la rivincita sembra essere a portata di mouse. Ma lì, a poco a poco, alcuni di costoro finiscono per preferire il mondo al di là del monitor e sostituire la finzione alla realtà... a quel punto, Internet diviene una sorta di droga.
Davanti all'alienazione dei cittadini, le istituzioni mostrano i loro limiti: il disagio sfugge agli stereotipi, ai legami con la povertà materiale, la mancanza di istruzione, l'illegalità o le devianze. E anche la Chiesa appare spesso inadeguata a combattere i nuovi malesseri, con la sua difficoltà di ascoltare e perdonare, l'incapacità di contrapporre alternative e offrire risposte concrete alle esigenze dei fedeli. Le parrocchie vengono dirette come grandi imprese e offrono attività edificanti, utili ma difficilmente in grado di appagare certe ambizioni; la vita comunitaria, quindi, non sempre riesce a contrapporsi con efficacia al fascino del mondo virtuale.
Ovviamente i personaggi di Unfacebook sono estremi, creati con l'intenzione rendere evidenti i pericoli del web; il regista sceglie un sacerdote qualunque, ce lo fa conoscere, è uno dei tanti anonimi preti che convivono con l'indifferenza dei parrocchiani, con i peccatori incalliti e le debolezze umane. Davanti al monitor egli si sente davvero un crociato in battaglia, come il suo nickname dichiara apertamente, un invincibile giustiziere pronto a scatenare l'Armageddon; e forse cede lui stesso al fascino del mondo virtuale.
Viene da sospettare che tutti i personaggi principali del film siano vittime del paradiso artificiale creato nelle chat: il sacerdote che è carnefice e vittima, il poliziotto che indagando scopre a sua volta l'attrattiva del web, i giovani che vengono privati della volontà e mandati a massacrare i peccatori ...continua su Terre di Confine

mercoledì 4 gennaio 2012

Ognuno è tradizione - Intervista al maestro Hisashi Itoh


Completamente autodidatta, Hisashi Itoh ha conquistato sul campo un ruolo internazionale come fotografo musicale, pubblicitario, di moda e d'arte. Fotografo ufficiale del World Pop Festival di Tokyo, Itoh ha coniugato il suo amore per la musica al mestiere che lo ha reso celebre nel mondo come creativo per i più grandi nomi della musica giapponese, asiatica e internazionale, anche italiana. Fra gli artisti - pop, rock, ma non solo - che si sono affidati alla magia del suo obiettivo per poster e cover: Stevie Wonder, Céline Dion, Enya, Bryan Adams, John Lewis, Hank Jones, Tommy Flanagan, Pat Metheny, Ryuichi Sakamoto, Inoran, Akiko Grace, Kookia, Ku Reijo, Chen Min, e - fra gli italiani - Gianna Nannini, Albano, Milva, i Pooh, Eros Ramazzotti.
Hisashi Itoh ha tenuto varie mostre personali in Italia, molte delle quali centrate sull'immaginario tradizionale giapponese, sia a Firenze (Palazzo Strozzi, Palazzo Vecchio, Villa Vogel) sia in altre città della Penisola, come Palermo. Per Terre di Confine abbiamo incontrato Hisashi Itoh al 13° NiMi Festival di Firenze, rassegna dedicata al Giappone, in occasione della sua mostra "Edo Yuugi" ("Fuga da Edo"). In questa mostra, dedicata al mondo delle prostitute del quartiere di Yukaku, nell'antica Edo (Tokyo), Itoh ricostruisce la storia di una fuga immaginaria di tre ragazze, vendute da bambine al postribolo dalla città, verso le montagne, selvagge e ostili ma anche unica speranza di sottrarsi a una vita di recluse nelle case di piacere. Abbiamo quindi rivolto in questa occasione qualche domanda al maestro Itoh, grazie anche al cortese servizio di traduzione simultanea offerto dal personale del Festival NiMi, che ringraziamo di cuore.


Firenze, NiMi Festival, dicembre 2011 - Furio Detti per Terre di Confine | Innanzi tutto, maestro, grazie per aver concesso espressamente a Terre di Confine questa intervista.

Hisashi Itoh | Prego, è un piacere.

FD | Nelle sue fotografie tutto sembra progettato per far emergere l'interiorità dei personaggi; quanto è forte l'aspetto emotivo quando Lei decide di scattare la foto e congelare uno specifico istante?

HI | Difficile rispondere. Molto difficile. Per me è fondamentale la naturalezza, ma si tratta di saperla far emergere con attenzione. Le luci, il colore nelle mie foto all'aperto sono tutti naturali, completamente. In queste foto... continua su Terre di Confine

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