di Luca Tarenzi
Alacran Edizioni, 2005
Collana "Le storie"
Pagine 300
Questo romanzo è, a mio parere, una piccola perla nel panorama del fantasy italiano: per ragioni formali e sostanziali.
Finalmente una storia autoconclusiva e non una trilogia dove eventi e personaggi vengono annacquati in nome del dio denaro; finalmente una storia originale, un'ambientazione inconsueta, in spregio alle solite cerche in mondi medievaleggianti, pieni di selve boscose e creature fatate
Eppure il protagonista di questa vicenda, Pentar, è un dio; anzi il mondo costruito da LUCA TARENZI è pieno di divinità. Queste creature sono per la maggior parte scostanti e capricciose, si interessano raramente degli uomini, scorrazzando in un ambiente metropolitano, molto simile al nostro presente.
La storia prende l'avvio con il misterioso duplice suicidio dello studente universitario Saverio Zani e del suo compagno di camera. Nulla lasciava presagire un simile comportamento da parte dei due ragazzi, e questa misteriosa tragedia non mancherà di generare sospetti. Il dio Pentar, amico di Saverio, si sente, infatti, in dovere di indagare. Al suo fianco ci sarà un caro amico dello studente ucciso, Christian Impero, che diverrà nel prosieguo della narrazione una sorta di sostituto di Saverio, a cui Pentar rivolgerà affetto e protezione. Questa vicenda si interseca con la misteriosa ricerca di alcuni fisici e con l'attività di un esorcista, il dottor Tuskamara, e del suo assistente Riccardo.
L'indagine condotta da Pentar sarà per lui anche un percorso formativo: egli imparerà non solo a conoscere sé stesso, ma sperimenterà gioie e dolori della condizione umana, come forse nessuno dei suoi simili aveva mai fatto. Scoprirà che l'uomo che gli dèi avevano conosciuto, e che lo stesso Pentar ricordava, era cambiato: non più una creatura debole e ignorante che si rivolgeva timorosa agli dei, ma un essere che aveva anzi raggiunto vette di conoscenza tali da minacciare addirittura l'esistenza degli esseri eterni, coloro che si erano sempre considerati da lui inattaccabili. Il dilemma che pervade l'intero romanzo è rappresentato da una sorta di biforcazione: l'uomo può diventare simile agli dèi? o sarà l'artefice della sua e della loro distruzione?
Esiste una profonda contraddizione nel mondo creato da Tarenzi: gli esseri umani, forti delle tecnologiche conquiste della scienza, hanno smesso di credere alla religione, sono atei, eppure gli dèi, invisibili ai più, continuano a giocare con loro, a prendere possesso dei loro corpi. È un mondo molto simile al nostro, dove una statua di Padre Pio piangente sarebbe considerata lo scherzo di cattivo gusto di un immortale. L'autore gioca in maniera molto abile sull'indeterminatezza di questa ambientazione metropolitana: se Pentar si chiamasse Visnu e la città che fa da sfondo alla vicenda Roma, nulla cambierebbe, nulla sarebbe diverso nella meccanica della storia.
Ma chi è il cattivo, vi chiederete? Nei romanzi fantasy non può mancare il buio, il nero assoluto, la negatività. Chi è, insomma, il Sauron della situazione? L'autore, a questo proposito, è molto bravo a mischiare le carte: solo alla fine il lettore riuscirà a identificare i malvagi e le motivazioni che li spingono ad agire. E non saranno motivazioni banali. L'autore comprende, infatti, che nessun cattivo agisce d'istinto: nella realtà, bene e male hanno una ragion d'essere, come dovrebbe accadere anche in un romanzo.
Tarenzi ha molti meriti: per quanto, a ragione, la sua vicenda debba definirsi un fantasy, egli si sforza in tutti i modi di giustificare dal punto di vista scientifico i poteri soprannaturali delle divinità che descrive. Pentar è un romanzo che potremmo definire per adulti, un altro merito dell'autore, in un contesto editoriale che pare premiare soltanto opere per ragazzini, con protagonisti eroici e animali buffi. ... continua su Terre di Confine




